Omelia del Virus

Dal Vangelo secondo Luca

“Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò.”

 

Fino a non molto tempo fa queste parole venivano lette o meglio Ascoltate di rado.

In questo periodo estremamente anomalo per gli occidentali moderni, invece, i versetti riecheggiano in ogni angolo del mondo, vengono lette e rilette in ogni dove. Laggiù dove solo brandelli di Fede lasciano un barlume di fredda… intima… irrisoria… salvezza… speranza… consolazione… presa di coscienza… realizzazione del pensiero, concretizzazione dei quesiti.

Cerimonie funebri vietate e celebrate. In modo altrettanto anomalo ed imbarazzante.

Oggi questa cosa ci ha sfiorato, colpito e ferito più che mai.

In un piazzale asettico, commerciale, spudorato, grigio, un prete recita un’omelia funebre fra gente mascherata e spaurita. Una fotografia sventola alla brezza primaverile. Un sorriso conosciuto ed ormai lontano stampato su un foglio bianco.

Non ti conoscevo, se non che per quelle quattro chiacchere scambiate in pochi minuti durante la frugale pausa caffè lavorativa. Pochi minuti fuggenti e distratti, ma fatti anche di brevi attimi di sguardi a quattr’occhi, silenti, immobili e Comprensivi.

Dopodichè il Vuoto. Si, preannunciato, ma altrettanto spietato. Dopo settimane di tristezza e pensieri dolorosi, dopo un calvario a mozzare il fiato ed annodare le gole.

Ho pianto. Di nascosto. In silenzio.

Erano anni, molti anni che non lo facevo.

Dietro la mascherina le lacrime si sono mischiate con le preghiere. Nel silenzio di quel piazzale, nell’immobilità di quel momento. Sotto il caldo sole le lacrime sono evaporate verso il cielo, accompagnando le nostre preghiere verso il blu, i nostri pensieri fusi nella brezza e trasportati nell’ eternità.

Non ti conoscevo, ma ti conoscevo abbastanza da capire che mancherai.

A me, ai tuoi colleghi, ai tuoi amici e ai tuoi cari soprattutto.

Un destino crudele, una fine infame, un addio mancato. Un vuoto reale su cui non possiamo far altro che aprire gli occhi e la mente. Sbattere la testa contro questo vuoto, entrarci, respirarlo, farne parte, viverlo nel suo lato più oscuro. Farlo nostro.

Svuotare noi stessi, svuotare le ambizioni, svuotare le bocche bramanti il nulla terreno e materiale. Riempirci di questa mancanza, di questo vuoto incolmabile, abbeverarci di questa tristezza, nutrirci di questa mancanza, per comprendere che la via di uscita per la salvezza è una sola. Senza alternative. Senza altri bivi.

Migliaia di anime hanno abbandonato i corpi terreni nel brevissimo tempo di questo 2020 maledetto, tra lacrime, angoscia ed il peggiore dei dolori. Senza distinzione di razza, sesso o età, classe politica o sociale.

La colpa se così si potrebbe definire, è in realtà indefinibile, impalpabile, tanti fattori sommati ed accumulati in secoli di cupidigia ed arrogante profonda ignoranza.

Ancora in balia della tormenta cerchiamo ora di tornare a galla in questo mare di lacrime e malumori. Guardinghi alcuni, spaventati molti, incoscienti la maggior parte.

Inutile ora chiedere il perchè. Inutile avvinghiarsi ai Rosari e alle preghiere mancate dopo anni di sanguinose malefatte.

Ora sarebbe il momento di spolverare gli specchi. Guardarci dentro. Immergere il nostro Io oltre lo specchio. Osservare gli occhi di chi sta dall’altra parte dello specchio. Ascoltare l’Anima. Ascoltare l’Istinto. Togliere la maschera. Asciugare le lacrime, pronti a versarne molte di più nel breve a venire.

Ma di nuovo pronti a combattere nel nome di chi è stato colpito. Per chi non ce l’ha fatta, ma soprattutto per i nostri figli, per le nuove generazioni, ignare e non colpevoli. Per chi verrà dopo. Perchè errare è umano. Cercare di correggere gli errori è qualcosa di più. Qualcosa che ci avvicinerebbe alla Pace, all’ Armonia. A quelle parole tanto immateriali quanto ambite. Lontane, evanescenti.

E’ ora di concretizzarle.

Grazie Mauro. Il vuoto che hai lasciato servirà a colmare il futuro.

Anche se ci mancherai

 

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Arrivederci…

Omelia del Virusultima modifica: 2020-04-30T22:12:22+02:00da vividistinto
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