LA BISTONDA IN PIENA

DCIM100GOPRO

Mena

 

E’ il solito giovedi sera dove tra il caldo ed il periodo pre-feriale, la stanchezza ed i nervosismi accumulati sono fin troppi.

Io e Carlo dopo qualche uscita per sgranchire le ossa, decidiamo di affrontare un percorso che ormai conosciamo abbastanza bene, ma con qualche difficoltà in più.

La discesa in stile canyoning è quella della Bistonda, a Caslino d’Erba, un percorso tendenzialmente poco impegnativo e ideale per il dopo lavoro. Ci troviamo che sono passate le 20:30 ed intorno alle 21:15 ci avviciniamo alla sponda del fiume. Qui il primo imprevisto: a nostra insaputa, recentemente è stato vistosamente rinforzato l’argine destro con un imponente muraglione di diversi metri di altezza. Improvvisiamo una prima calata sfruttando un paio di grossi fittoni nel cemento armato, arriviamo direttamente in acqua e ci troviamo con quello che stavamo aspettando: il fiume in piena. Dopo i forti nubifragi dei giorni precedenti il regime idrico fa paura, tanta acqua impetuosa che ci accompagna spingendo verso valle.

Il primo tratto del percorso, forse per il buio ormai tangibile sembra diverso dal solito, alcuni enormi massi, probabilmente aggiunti per diminuire l’impeto di una possibile piena ci ingannano e cautamente ci muoviamo verso il salto da 4 metri. Armiamo velocemente su un tronco di albero e giù. L’acqua è turbinosa e violenta, con un suggerimento di Carlo mi tengo cautamente sulla destra della pozza e cerco di saltare oltre la turbolenza che mi porterebbe sotto cascata. Tutto fila liscio e ci dirigiamo velocemente verso il secondo salto, quello che ci preoccupa maggiormente.

Effettivamente qui la forra è molto profonda e stretta la cascata di una decina di metri è copiosamente in piena, l’acqua ribolle con frastuono assordante.Guardare giù verso la bianca schiuma fa veramente impressione, coscienti del fatto che poco sotto la cascata c’è un grosso macigno che non ci permetterebbe di saltare comodamente e la forra è decisamente stretta, non potendo affrontare la forza inarrestabile dell’acqua, decidiamo di by-passare il salto, salendo leggermente a sinistra e calandoci tra il bosco e le rocce. Abbiamo una 26 ed una 100, la 26 basta sicuramente pensiamo. Carlo mi cala io dopo una decina di metri ho bisogno di altra corda, quando si cala lui, la corda non è sufficiente per raggiungere il letto del fiume. Lui improvvisa un armo su dei pioli messi da qualche locale e dopodiché mi raggiunge. Ci avviciniamo alla cascata risalendo la corrente e ci rendiamo conto che la nostra scelta è stata saggia. La portata è veramente importante, l’acqua nebulizzata trasportata da una forte corrente d’aria, riempie tutta l’atmosfera li intorno, letteralmente si respira acqua. Andare in mezzo a quella valanga di schiuma sarebbe stata una scelta troppo azzardata, magari l’ultima. Ed ora invece siamo nel posto più scenografico di tutta la discesa, la forra è veramente carina, ci godiamo qualche momento di “relax” nel fragore della valle, illuminata dalle nostre piccole frontali.

L’acqua continua a dettare legge ed il semplice fatto di avanzare verso valle si viene tendenzialmente trasportati fra spuma e turbolenze.

Come al salto precedente abbiamo l’amara sorpresa di non trovare le piastrine per attrezzare la calata. Qualcuno, spero non per dispetto ma per precauzione, ha eliminato ogni anello o piastrina. Carlo decide di calarmi, la cascata ha la meglio su di me e nonostante sia solo di pochi metri, mi trascina verso la pozza e sono costretto ad usare tutte le spire del discensore per frenare la rapida discesa. Arrivato nella pozza, la corrente mi trasporta verso valle ma io devo assolutamente ispezionare il fondo della pozza dato che Carlo ha deciso di tuffarsi. La pozza è libera da pericoli e mentre io filmo il salto di Carlo finisce in un tumulto di schiuma bianca illuminata dal fondo. Bellissimo, mi rammarico di non aver fatto lo stesso, ma la mia paura sui salti, ormai ben nota ha avuto il sopravvento ed il fatto di aver ispezionato la pozza è stata una scelta sicuramente più adeguata.

Eccoci ora sull’ultimo grande salto che ci porterebbe alla fine del percorso e nel punto più acquatico della discesa.

La bistonda si lancia in un vuoto profondo nero, sappiamo che sono 35 metri, ma visti al buio e col frastuono della piena fanno un effetto ben diverso del vertiginoso salto che si potrebbe invece ammirare di giorno.

Anche qui dobbiamo scegliere un robusto albero, coscienti del fatto che sarà difficile recuperare la corda dal basso. Ed una Tecnica “sperimentale” per tenerci d’occhio durante il Jump nella profonda pozza.

Carlo mi cala per i 35 metri fino ad un misero predellino ad un metro dal pelo d’acqua della pozza.L’imponenza della cascata che precipita al mio fianco copre ogni suono. l’aria è satura di gocce. Dopo pochissimo mi viene un crampo al polpaccio, per la posizione, sono con un piede in appoggio quasi stabile (su sasso bagnato) e l’altro in lieve appoggio giusto per tenermi in equilibrio. Sono legato col discensore bloccato e la mia paura è ovviamente di finire in acqua e non saper gestire la situazione.Una paura che non ha molto senso di essere ma preferisco tenermi in allerta al 100%. Carlo mi raggiunge dall’alto per controllare il mio salto. Sotto di me alcuni arbusti roteano continuamente da una zona morta della pozza. se finisco li dentro non sarà facile uscirne. Qui il consiglio più prezioso del mio compagno di sventura: “salta, spancia più che puoi, vola sull’acqua e fai qualche bracciata velocissima. Tirati fuori dalla turbolenza e sei fuori”. Se restassi sotto cascata sarebbe pericolosissimo, se restassi nella turbolenza sarebbe estremamente difficile gestire la situazione. Sono Titubante.Passano pochi secondi che sembrano un’eternità, Carlo grida “SALTA!”.

E salto.

Spancio, o almeno credo, mi dimeno, tipico di chi non sa nuotare e intanto sento la violenza della corrente che mi spinge verso destra e verso le rocce. Forse sono le troppe emozioni insieme o forse è la stanchezza, ma vivo questi pochi istanti come in un limbo di “silenzio interiore”. La tranquillità si è insediata e la paura è svanita o assopita, non so. Mi volto indietro dopo aver cercato la solida sponda. Guardo lo spettacolo del buio, Carlo illumina sopra le onde, intravedo la corda che penzola, lui si destreggia e dopo poco si tuffa. La sua torcia sbuca in un bagliore dall’acqua tumultuosa. Mi si avvicina con la corda già in mano, Non ci scambiamo quasi una parola e con qualche magheggio da dimenticare recuperiamo corda e materiali. Un ultimo tuffo per salutare la magica Bistonda e poi via di corsa verso la macchina. I  rintocchi della mezzanotte poco dopo ci faranno dimenticare il fragore di questa notte.

Il suono della spuma ora resta solo un ricordo incarnato e cucito nel buio di quella notte, le parole che contato invece, restano intrappolate nell’essenza del cuore a ribadire i valori dell’amicizia e la passione per la vita.

LA BISTONDA IN PIENAultima modifica: 2019-08-10T17:01:59+02:00da vividistinto
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